Anna Trieste: “I social network hanno quasi azzerato le gerarchie di tipo reverenziale tra personaggi pubblici e platea”


anna trieste
Virtual14. Intervista ad Anna Trieste.

Siamo con Anna Trieste, giornalista de ‘Il Mattino’, opinionista per ‘Il Processo del Lunedì’ e comunicatrice di professione.

Seguiamo Anna sui social network e le abbiamo chiesto quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni del nostro settore.

Ciao Anna, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito,virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore. Tu sei una professionista della comunicazione e dell’informazione, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

“Eh, è una parola. Il mio percorso professionale è stato quanto di meno preciso e lineare si possa immaginare. Diciamo che ho fatto come Teseo dentro al labirinto di Minosse solo che al posto del filo di Arianna io tenevo una sola cosa a guidarmi: la necessità impellente e assolutamente irrinunciabile di scrivere e di comunicare all’esterno tutto ciò che l’orchestra filarmonica presente nella mia testa produceva. Così in pratica per molti anni ho vissuto due vite parallele. Da un lato il percorso di studi giuridici e l’intenzione normale di fare un lavoro normale con uno stipendio normale; dall’altro il percorso creativo e la necessità direi vitale di trovare comunque una strada per esprimere con e nella scrittura il mio modo tutto personale di comunicare e giocare con le parole. Ho fatto come dottor Jekyll e mister Hyde: di giorno cronista politica, addetta stampa, ghost writer, web content ma anche fotocopista, guardarobista, centralinista, insegnante di latino e poi di notte e nei week end autrice di contenuti per il web, blog e video rubriche satiriche. E’ così che ho iniziato a commentare le partite del Napoli. Siccome ero sempre in giro per lavoro e vedevo le partite o su un treno o in qualche sperduta sezione di partito a seguire conteggi elettorali, per sentirmi meno sola sfogavo i miei ribollimenti calcistici sui social. E se all’inizio qualcuno voleva chiamare la neuro per un TSO immediato poi man mano siamo diventati tantissimi e abbiamo creato tutti insieme una specie di immenso Bar Sport virtuale. Chiaramente a un certo punto le mie due vite sono andate in collisione e ho dovuto fare una scelta. E seguendo le indicazioni di David Byrne (“never for money, always for love”) ho scelto di abbandonare tutto per dedicarmi solo e esclusivamente alla scrittura creativa, quella che io chiamo scrittura libera e multisfaccimmosa.”

Tu sei una giornalista e ti occupi anche di contenuti e social media. Sei venuta alla ribalta con Il Napolista e da poco hai iniziato una collaborazione con Il Mattino. Ci puoi spiegare bene quali sono le tue principali attività e in che modo svolgi il tuo lavoro?

“Guarda devi campare cent’anni per questa domanda perché mi dà finalmente la possibilità di spiegare, urbi et orbi, quello che faccio e che legame ha con il giornalismo. Dunque, è vero che io sono una giornalista e che per anni ho fatto a Napoli la cronista in senso tradizionale ma attualmente, e proprio per via della mia scelta di vita “creativa”, la mia attività consiste sostanzialmente nella produzione di contenuti che poco o nulla hanno a che vedere con il giornalismo strictu sensu e che sono più legati all’intrattenimento e alla narrazione connotati, anche qui per mia precisa scelta, da un uso spiccato del turpiloquio e del registro informale e volgare. La ragione è semplice: i miei totem letterari sono Orwell, Swift e Petronio, credo che le male parole siano il terreno più fertile per liberare la forza della creatività legata alla produzione di neologismi e alla manipolazione del linguaggio. In Italia siamo ancora un po’ moralisti e pudichi da questo punto di vista ma in Inghilterra, ad esempio, troviamo gente autorevole come Jim Mc Cawley (linguista tra i fondatori della semantica generativa) che sulla grammatica delle parolacce (inglesi, ovviamente) ci ha addirittura scritto un saggio accademico. Per quanto mi riguarda, inoltre, credo che le male parole siano fantastiche perché oltre ad essere catartiche consentono a chi scrive di esprimere aspetti satirici e caricaturali in modo semplice, diretto e immediato. Chiaramente, quando se ne ravvisa l’opportunità e la possibilità, non trovo alcun problema a tirar fuori il taccuino e a travestirmi di nuovo da giornalista “normale” per scrivere pezzi di cronaca o interviste in senso tradizionale. Da questo punto di vista, ringrazio il Napolista prima e il Mattino oggi che mai mi hanno posto limiti o attribuito ambiti di forma e di azione precisi.”

Il nostro settore è in rapida evoluzione. In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Cosa pensi dei nuovi mezzi di comunicazione, social network soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

“Credo che come tutte le “invenzioni” i social network abbiamo cambiato la nostra vita e le nostre abitudini sia in meglio che in peggio. Da un lato hanno esacerbato la nostra tensione al soliloquio e al narcisismo mettendo decisamente in crisi anche la socialità per così dire “reale”; dall’altro hanno quasi azzerato le gerarchie di tipo reverenziale tra personaggi pubblici e platea (ottenendo così una specie di livellamento in orizzontale che permette a tutti di interagire con tutti a prescindere da ruolo e posizione) e attraverso il meccanismo della condivisione stanno contribuendo ad una nuova stagione dell’oralità (sui social noi scriviamo ma è come se parlassimo) con tutto ciò che ne consegue in termini di produzione e conservazione di tradizioni vecchie e nuove e cultura comune e popolare.”

In termini di business come credi, questo, influenzerà le strategie delle aziende e dei professionisti nella loro comunicazione? Tu hai un approccio molto ironico col tuo pubblico. I tuoi tweet e post diventano spesso virali. Come si arriva ad essere così seguiti? Ti hanno mai chiesto di pubblicizzare qualche prodotto per la grande audience alla quale riesci ad “arrivare”?

“Dico la verità, io non ne ho assolutamente idea e anzi, penso che se iniziassi a scrivere col preciso intento di farmi leggere da più persone non solo non mi leggerebbe più nessuno ma io stessa diventerei così triste che a quel punto era meglio se facevo l’avvocato. Per questo, forse, non ho mai accettato di pubblicizzare prodotti per marchi e aziende come pure qualche volta mi è stato chiesto. Non lo trovo in linea con le mie attitudini. Il punto è che quello che io scrivo oggi lo scrivevo anche ieri e l’altro ieri, non è cambiato nulla, né dal punto di vista della forma né dal punto di vista del contenuto. Forse i lettori sono aumentati perché per una congiuntura astrale favorevole e la collaborazione prima col Napolista e poi col Mattino le mie cose sono arrivate ad un numero maggiore di persone ma a parte aprire il mio profilo Facebook a tutti (cosa che sono riuscita a fare dopo anni e anni di inettitudine alla vita tecnologica) io davvero non ho fatto nulla perché questo accadesse. Perciò non credo che riuscirei a farlo per vendere qualcosa. Io scrivo per condividere stati d’animo, commenti e emozioni su fatti, accadimenti e persone. Mi piace pensare che quella che si riversa ogni giorno sotto i miei post sia una specie di grande comitiva emozionale che invece di incontrarsi al bar o in piazza si incontra su Facebook o su Twitter.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare veri e propri “marchi”. Come curi e promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Anche tu lavori allo sviluppo del tuo Personal Brand o preferisci essere associata all’immagine aziendale?

“Devo dare una risposta deludente anche qui: io non faccio assolutamente nulla per curare la mia “immagine”. Certo, in linea di massima, ma proprio come stile di vita, evito di andarmene in giro con una lampadina in culo e quando sono impegnata in pubblico in qualche attività per conto delle testate con cui collaboro cerco di tenere un contegno adeguato alla situazione ma a parte queste elementari regole di comportamento e urbanità non seguo alcuna strategia o indicazione particolare.”

La “rivoluzione digitale” sta portando il contenuto ad essere l’elemento centrale della comunicazione. La produzione di testi di qualità e la loro diffusione rappresentano, ormai, elementi fondamentali per le aziende per diventare punti di riferimento dei propri settori commerciali. Insomma, una comunicazione tesa all’informazione per ‘intercettare’ i propri target. Cosa ne pensi?

“Credo che sia una strada fertile sempre che alla base ci sia la chiarezza e l’onestà intellettuale con i clienti/consumatori/lettori. Se sto leggendo un testo io odio scoprire a metà strada che è una specie di pubblicità. E’ come se mentre stessi a cena con un ragazzo che penso sia innamorato di me lui mi dicesse che in realtà è un rappresentante di ‘aspirapolveri’ e me ne mostrasse una. E’ normale che io poi gliela scasso in testa e me ne vado!”

Ti senti più vicina al mondo della comunicazione o a quello del giornalismo? A nostro modo di vedere risorse con le tue conoscenze diventeranno sempre più importanti perché le agenzie di comunicazione e le stesse aree interne alle aziende diventeranno sempre più simili a delle piccole redazioni. Sei d’accordo?

“Come ho detto già prima, in questo momento mi sento chiaramente più vicina al mondo della comunicazione ma non credo che le due cose siano in contrapposizione, anzi. Io ne sono la prova vivente. Il fatto che scriva pezzi “creativi” sulle partite del Napoli, ad esempio, non mi impedisce di fare un’intervista nel senso più tradizionale del termine a Gianni Rivera. Credo che proprio grazie ai social network il confine tra giornalismo e comunicazione sia sempre più labile e questo richiede da parte di chi scrive per mestiere, vuoi a scopo comunicativo vuoi a scopo informativo, sempre maggiore elasticità e apertura al cambiamento. Non si può pensare ad esempio di scrivere un post su Facebook con lo stesso stile con cui si scriverebbe un take stampa di agenzia o un volantino pubblicitario. I social richiedono uno stile adeguato, non si può più ignorarlo.”

Sappiamo che sei sempre in movimento, per chiudere questa bellissima chiacchierata ci anticipi (se puoi) i tuoi prossimi progetti?

“A parte stare per due o tre mesi a quattro di bastoni sopra a una spiaggia, dici? Be’, non ho assolutamente idea di quello che mi riserva il futuro di qui a qualche mese. Sicuramente continuerò a scrivere perché non posso proprio farne a meno e poi oltre al web, alla carta stampata e alla tv mi piacerebbe testare nuovi mezzi di comunicazione. Tipo la radio che qualche volta ho provato e che è davvero uno dei miei sogni proibiti.”

Ringraziamo Anna per il suo prezioso contributo al nostro portale. Continueremo a seguirla sui social network, sui siti coi quali collabora e in TV.


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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