Siamo con Anna Masera, giornalista de La Stampa. Seguiamo con attenzione la transizione digitale della testata e le abbiamo chiesto, quindi, quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni della comunicazione e del giornalismo, soprattutto in funzione dei new media.

Ciao Anna, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Virtual14.com è il Brand Magazine di Fanism, la nostra Digital Media House. Tu sei una giornalista che affronta, insieme al newsbrand per cui scrive, l’evoluzione dei mezzi di comunicazione e informazione. Qual è stato il tuo percorso personale?

Attualmente sono public editor (garante dei lettori) a La Stampa di Torino, l’unica con questo ruolo in Italia. Lo sono dall’inizio del 2016, quando sono tornata dopo due anni distaccata a Roma come Capo Ufficio Stampa e responsabile Comunicazione alla Camera dei deputati, dove sono stata dal 2014 al 2016 in aspettativa dal mio giornale, chiamata a digitalizzare la comunicazione di Montecitorio e ‘aprirne’ i canali social. Prima a La Stampa ero social media editor (la prima in un giornale tradizionale italiano), e prima ancora ero web editor. Sono vent’anni che ormai lavoro a La Stampa a Torino, sempre nell’ambito digitale. Ma sono milanese, ho fatto la gavetta prima a ‘Italia, Oggi’ a metà degli anni Ottanta nella Milano da bere, poi alla Reuters, e poi nei magazine della Mondadori. Ho studiato negli Usa, dove ho conseguito una laurea in storia a Yale e un Master in giornalismo alla Columbia: non c’erano ancora i personal computer e mancavano più di dieci anni prima che arrivasse Internet per la comunicazione di massa. Questo per inquadrare l’era in cui sono cresciuta: non sono digital native, ecco.”

Come si sviluppa il tuo lavoro, all’interno della redazione de LaStampa? Quali sono le principali attività di cui ti occupi e che coordini? Come si evolve il modello di informazione di una realtà come la vostra, e il modo in cui eserciti la tua professione, in rapporto al digitale, ai new media ed ai nuovi strumenti di comunicazione?

Io sono caporedattrice, partecipo alle riunioni di redazione, dialogo direttamente con la direzione. Ma il mio ruolo non è più di coordinamento come quando ero web editor e social media editor, sono responsabile di me stessa e da garante dei lettori mi interfaccio con i colleghi per il dialogo con il pubblico, per rispondere alle loro richieste di spiegazioni, via mail ma soprattutto sui social perché è soprattutto lì che c’è la conversazione con il pubblico che ci legge, e in partcolar modo per correggere gli errori.”

I social media giocano un ruolo sempre più importante e rappresentano degli asset strategici fondamentali per qualsiasi azienda, abilitando la disintermediazione. Tutti media, tutti in competizione per vincere l’attenzione e il tempo delle persone, per generare nuove opportunità da monetizzare. Cosa ne pensi? Quali sono, in tal senso, le strategie di una testata come la vostra? Quale credi possa essere il modello di business dell’informazione del futuro?

Penso che, senza la fiducia del pubblico, si possa monetizzare ben poco. Serve una strategia lungimirante, di etica e trasparenza dell’informazione. Il pubblico deve percepirci al suo servizio. Purtroppo non è così, e la crisi è sotto gli occhi di tutti. La reputazione, la credibilità, sono il nostro bene più prezioso, se si perde, difficile recuperare. Per questo un ufficio reclami, un ufficio clienti, come può essere la mia vetrina, può essere utile. La mia rubrica è su La Stampa.”


fact checking
Virtual14. Le riflessioni di Anna Masera.

La pandemia che viviamo sembra spiegare al meglio il concetto di infodemia, con una quantità eccessiva di informazioni, spesso non verificate, che genererà enormi difficoltà a capire cosa è reale e cosa non lo è: come pensi, in questo scenario, si possano combattere le fake news, che avvelenano sempre più i media e orientano l’opinione pubblica in funzione delle diverse fazioni?

La disinformazione è sempre esistita, ma proprio perchè il digitale ha aumentato a dismisura l’accesso all’informazione e la sua amplificazione, abbiamo la responsabilità di applicare con ancora più rigore le regole del giornalismo che prevedono non solo la ricerca della notizia, ma anche la sua verifica e certificazione prima di darla in pasto al pubblico. E urge da parte dei media mainstream un atteggiamento più collaborativo nei confronti del pubblico che interagisce via social e una maggiore disposizione a correggere il tiro quando si sbaglia.”

Brand Journalism e Brand Entertainment. Le aziende, come abbiamo detto, si stanno trasformando in veri e propri media, per generare contenuti da diffondere sfruttando le nuove tecnologie, organizzandosi come delle redazioni. Qual è il tuo parere, in tal senso? In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Qual è il ruolo dei media tradizionali, in questo scenario? Credi che le aziende possano avere un ruolo informativo, mantenendo intatta trasparenza ed etica?

Certo, tutti possono informare, e il digitale ha disintermediato e re-intermediato attraverso le piattaforme, come Google, Facebook, Apple, Amazon, ecc. Il problema di etica e trasparenza tocca in primis loro. Poi la comunicazione e l’informazione sono ruoli che si sono mescolati, ma sta al giornalismo far capire la differenza e distinguersi creando valore in maniera riconoscibile per il pubblico.”

Ringraziamo Anna Masera per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguirla sui social network e sui canali ufficiali de LaStampa.

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