Siamo con Angelo Forgione, scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista e “culturalmente unitarista” come si definisce sul suo blog.

Lo seguiamo nel suo percorso, soprattutto grazie al web. Gli abbiamo chiesto quest’intervista per approfondire, insieme a lui, tematiche relative alla comunicazione ed all’evoluzione del lavoro del giornalista.

Ciao Angelo, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Come sai, Virtual14 si occupa di comunicazione (soprattutto online) e il nostro sito, virtual14.com, è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore, proponendosi di fare brand journalism per sé e per i propri clienti. Tu sei giornalista e scrittore, qual è stato il tuo percorso personale, in tal senso?

Nasco come grafico pubblicitario, ma l’attitudine alla scrittura è sempre stata evidente. E siccome nella vita arriva sempre il momento in cui i talenti personali bussano per venir fuori, ho preso il tesserino da pubblicista e ho iniziato a scrivere libri, per raccontare cose che ritenevo interessanti. Lo stesso faccio sul mio blog.”

Il tuo lavoro è fortemente legato sia al web che al calcio. Attraverso lo sport più amato in Italia hai raccontato dinamiche ben più profonde della storia del nostro paese. Ci spieghi brevemente il focus del tuo ultimo libro “Dov’è la vittoria”?

Il libro è un saggio con cui analizzo l’annosa “Questione meridionale” da un punto di vista mai considerato prima: il calcio, appunto. Con quest’ultimo lavoro spiego il motivo per cui il Nord vince e il Sud fatica addirittura ad affacciarsi al palcoscenico della Serie A. 103 scudetti settentrionali contro 8 meridionali vorranno pur significare qualcosa. Dietro tutto questo ci sono ragioni storiche che riconducono all’origine del divario interno d’Italia, che, una volta creato, non è mai stato cancellato. Quello che può sembrare un libro di sport è in realtà una ricostruzione molto complessa ma decisamente accattivante che parla anche di storia, politica, sociologia, economia e alta finanza, e intende far capire molte cose dell’Italia che il solo calcio, raccontato in modo cronistico, finisce per nascondere, mentre invece è uno straordinario strumento per raccontare il Paese.”

Come hai vissuto le modalità con cui il Napoli ha gestito la presentazione del suo nuovo allenatore? Anche in questo caso, “sembra” si parli di calcio, eppure c’entrano fortemente comunicazione e informazione. Qual è il tuo punto di vista?

La comunicazione nel Calcio sta cambiando. Per dare ossigeno ai bilanci delle società calcistiche, sempre più indebitate, si sfruttano tutti i mezzi possibili, comprese le esclusive per emittenti tv e testate giornalistiche. Così il mestiere del giornalista rischia di essere pregiudicato perché solo in pochi possono disporre di immagini e interviste, mentre tutti gli altri restano a guardare.”

Il web è ormai il fulcro della comunicazione ma, anche e soprattutto, dell’informazione. Cosa pensi dei new media, social soprattutto, e come credi abbiano cambiato le abitudini delle persone?

I social sono entrati prepotentemente nella quotidianità degli individui, con la grande complicità degli smartphone. Si tratta di strumenti utilissimi per veicolare e diffondere pensieri, idee, opinioni e notizie. Il problema è che questa possibilità è data a tutti, anche a chi non ha nulla di buono e giusto da esprimere. Quindi, da fruitori, bisogna stare attenti a selezionare le fonti e capire dove rivolgersi.”

Come credi, invece, i canali social incidano giorno per giorno nelle dinamiche relative al lavoro del giornalista? Sembra che i nuovi media abbiano azzerato le distanze tra “evento” e pubblico che, con questi “mezzi” può dire la propria su ogni accadimento e contraddire/controbattere in tempo reale chi, per professione, è chiamato a raccontare i fatti. Qual è la tua opinione?

“L’evoluzione del web è inarrestabile. Non ci si può sottrarre a questo processo. Dunque, lo ripeto: l’utente è chiamato a verificare ciò che legge e a selezionare chi scrive.”

Oggi come oggi ci sono persone che hanno un seguito così vasto da diventare esse stesse veri e propri brand. Anche tu sviluppi il tuo Personal Branding? Come promuovi la tua attività lavorativa e la tua immagine di professionista? Come ti approcci al tuo network? 

Lo sviluppo del Personal Branding è fondamentale. Ormai ci sono più computer e smartphone accesi che televisori nelle case, e una grande fetta di persone viene a conoscenza dei fatti su internet. Se non ci sei, e se non sei riconoscibile, perdi l’opportunità di essere preso in considerazione. Per quanto mi riguarda, strutturo la mia presenza sul web con articoli sul blog, diffusione e commenti su Facebook e Twitter, visual su Instagram e videoclip su Youtube.

Sei un profilo “attivo” sui new media anche a livello personale?

“Se per livello personale si intende la mia vita privata, assolutamente no. Non uso i new media per mettere i miei fatti privati in piazza.”

Il nostro magazine si occupa di Brand Journalism. Ovvero di raccontare i brand, le loro dinamiche, i loro valori, la loro mission. Per fidelizzare il pubblico attraverso la “conversazione” ed ampliare il bacino potenziale. Insomma, giornalismo aziendale. Ne avevi mai sentito parlare? Cosa ne pensi?

Penso che il Brand Journalism stia prendendo il sopravvento sulle altre tecniche di marketing diretto per attrarre attenzione. Ma c’è bisogno della capacità di un giornalista per farlo, e non di un copywriter o di addetti alle pubbliche relazioni, che sono figure più attinenti alla pubblicità finalizzata alla vendita che non alla fidelizzazione.”

Quando pubblicheremo questa intervista, la condividerai sulle tue pagine social?

“Certo. I social servono proprio a questo.”

Ringraziamo Angelo per il suo prezioso contributo al nostro sito. Continueremo a seguirlo sui social network, in televisione e sul suo blog.