Lo smartphone che interpreta il proprio umore e consiglia la giusta musica da ascoltare. Una playlist personalizzata a seconda del momento emotivo. Impossibile? Non più, dopo la nascita di PeekaBeat, la nuova app sviluppata da AQuest interamente su tecnologia Microsoft, che genera playlist musicali personalizzate sulla base delle espressioni facciali e dello stato d’animo.

PeekaBeat è una piccola rivoluzione nel mondo della musica e delle app e rivela un forte apporto tecnologico da parte di AQuest: l’app, infatti, sfrutta il sistema di codifica delle espressioni facciali (FACS) per riconoscere le emozioni istantanee dell’utente, interagendo con il famoso servizio di streaming Spotify per fornire all’utente brani musicali che si adattano al suo mood.

Il servizio può essere utilizzato anche via desktop dal sito peekabeat.com:

sia l’applicazione che la funzionalità web utilizzano tecnologie Microsoft (Azure Web App, Azure Cognitive Services, Emotion API).

Il sistema invita l’utente a scattare un selfie o a caricare una foto dalla galleria dello smartphone; ugualmente, se utilizzato da desktop, si può abilitare la webcam oppure fare un upload manuale. Mentre la versione web genera una preview musicale di 30 secondi, l’app mobile suggerisce una playlist completa, dando comunque la possibilità all’utente di variare la selezione sulla base di sette differenti stati d’animo. L’app permette, inoltre, di condividere sui principali social network l’azione effettuata.

Peekabeat è già disponibile per iOS (Apple) ed è attualmente in sviluppo per altri marketplace, incluso quello di Microsoft.

In tal senso, i dati aggiornati a marzo 2017, che mostrano come le applicazioni business siano state la seconda categoria più diffusa con una quota del 9,88% tra le applicazioni aziendali (a partire dall’estate 2016 più di 140 miliardi di applicazioni sono state scaricate dall’App Store), indicano come proprio lifestyle e intrattenimento rientrino nella top 5 tra quelle in elenco. Queste ultime, infatti, occupano un’ampia fetta di mercato: hanno avuto una portata di circa il 63 per cento di utenti iOS raggiunti, tra quelli globali di telefonia mobile, a partire dal dicembre 2016.


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Virtual14. Le categorie dell’Apple App Store.

Il progetto sarà ufficialmente presentato a settembre 2017 durante un esclusivo evento a Casa Microsoft, a Milano. Ma, seguendo sempre con attenzione le attività di AQuest, abbiamo chiesto ad Andrea Chiavegato, Director IT & Service dell’agenzia, e agli altri elementi del team che ci hanno lavorato, di darci delle anticipazioni e di spiegarci il progetto e quali strategie ne abbiano determinato la realizzazione.

Prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Virtual14 si occupa di comunicazione digitale e il nostro sito è strutturato come un magazine che mette al centro delle proprie attività approfondimenti, informazioni, casi studio e tutto quanto sia inerente questo settore. AQuest è una digital creative agency tra le più importanti del panorama italiano, come nasce PeekaBeat?

(Andrea Chiavegato, Director IT&Service) “PeekaBeat nasce dall’intuizione del nostro back-end developer Fabio Salzano e di Manuel Mancini, web & iOS developer, che testando la demo on-line del sistema di codifica delle espressioni facciali (FACS) di Microsoft Azure, hanno voluto sperimentare su un progetto legato ad una delle loro passioni, la musica. Dopo aver condiviso l’idea internamente, abbiamo deciso di svilupparla con il supporto di Microsoft, che è stato un valido alleato.”

Un’idea di due developer dell’agenzia, quindi, che conferma la grande attenzione dedicata alle proprie risorse. Ma in che modo viene organizzato un progetto di questo tipo e quali sono, operativamente, gli step che vanno dall’intuizione alla realizzazione?

(Irene Righetti, Project Manager) “Credo che il primo passo sia quello, come azienda, di cogliere e dare valore all’intuizione che due ragazzi hanno avuto. Da quel punto in poi, e cioè una volta deciso di investire nell’idea, gli step per arrivare alla realizzazione sono molti. Si comincia dall’individuazione di quello che si vuole fare e di come vuole essere il progetto nella sua totalità. Siamo partiti da un’app, ma si è deciso poi di introdurre un sito a supporto e questo dimostra quanto possa essere in evoluzione. A quel punto si fa uno screening di cosa serve fare per raggiungere la realizzazione di ogni aspetto del progetto, ci si dà una deadline e si decide, in base ai compiti, quali attori si vogliono coinvolgere. È in questa fase che abbiamo pensato a Monogrid per la web app e al valore aggiunto che la loro expertise poteva portare alla nostra creatività. A questo punto il team si riunisce, vengono fissati nel dettaglio tutti gli aspetti dai più creativi ai più tecnici, chi li deve portare avanti e in quale fase. Molte fasi procedono contemporaneamente, altre hanno per forza di cose dovuto attendere la conclusione di quella precedente. Sono stati redatti dei gantt, il team è stato sempre a stretto contatto, pronto a confrontarsi e darsi spunti migliorativi in ogni step. Dopo di che c’è stata una lunga fase di test, che ci ha permesso di perfezionare le funzionalità non solo fixando eventuali bug, ma rilevando migliorie lato UX. Il risultato per noi è davvero soddisfacente.”


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Virtual14. PeekaBeat è disponibile nell’App Store.

Una compagnia come la vostra, rinomata per le grandi abilità di design, ha curato nei minimi particolari anche tutti gli aspetti grafici del progetto. Quali sono state le linee guida per realizzarne l’identità e, più in generale, per comunicarlo?

(Nico Cherubin, Graphic Designer) “Essendo un progetto particolare, nato con un’impronta R&D, le linee guida sono state dettata dal prototipo UX, già ben architettato, mentre la fase di design è avvenuta solamente alla fine. Questo è il processo inverso rispetto a come siamo abituati a lavorare, ma ha funzionato benissimo. Smarcata tutta la parte UX iniziale, è stato molto facile lavorare su PeekaBeat perché mi sono potuto concentrare sull’analisi dei colori da abbinare alle emozioni, creando dei gradienti ad hoc per ogni schermato di risultato. Vista l’immediatezza dell’app, ho voluto appositamente creare una UI semplice, caratterizzando tutto da un PULSE che entra in gioco dal momento in cui iniziamo l’experience. Tutto questo è stato trasferito anche nella web app, dove siamo riusciti a replicare il concetto di tracciamento facciale, per valorizzare il servizio tecnologico portante. Anche in questo caso, gradienti e colori danno risalto alle emozioni intercettate. Il logo nasce invece dall’idea di auricolari, elemento palesemente legato alla musica, intrecciati per formare le lettere P e B.”

PeekaBeat, come abbiamo anticipato, rappresenta un’importante innovazione. Ci potete dare ulteriori informazioni, nello specifico, su come funziona e sulle tecnologie usate?

(Fabio Salzano, Back-end Developer)L’applicazione ‘cattura’ l’immagine, la converte in formato binario, la invia al servizio di Emotion Recognize di Microsoft Azure e ottiene una risposta che consiste in una serie di valori numerici, ciascuno corrispondente ad una delle seguenti emozioni: rabbia, disprezzo, disgusto, paura, felicità, tristezza e sorpresa, più un valore che indica in che misura l’espressione facciale risulta essere ‘neutrale’. Queste emozioni sono indipendenti da etnia, cultura o provenienza geografica del soggetto e sono universalmente riconosciute mediante un sistema di categorizzazione delle microespressioni facciali, l’emotional facial action coding system. Una volta in possesso di questi dati, l’applicazione li ‘tradurrà’ in una serie di altri valori numerici che verranno usati per interrogare le API di Spotify al fine di recuperare la playlist più in sintonia con le emozioni facciali individuate.”

Per AQuest si tratta anche di una conferma del rapporto sempre più solido con Microsoft. Come nasce e si sviluppa la vostra partnership?

(Andrea Chiavegato)Abbiamo sempre sostenuto la connessione di realtà complementari al nostro business. Microsoft è per noi, da sempre, punto di riferimento nello sviluppo web e applicativi con .NET. Crediamo fermamente che Microsoft sia il nuovo reale innovatore del mercato mondiale. Penso a Surface, Azure, Hololens solo per citarne alcuni. Per questo abbiamo investito sulla creazione di una solida partnership che sta dando risultati concreti. In questo senso devo dire che la fiducia e collaborazione che ci ha dato il team di Microsoft Italia non ha eguali nella mia esperienza con altri big player. Con Microsoft condividiamo le storie di successo dei nostri clienti, ci affianchiamo a loro nella consulenza alle PMI, sviluppiamo progetti innovativi utilizzando le migliori tecnologie. Fil-rouge della collaborazione è l’unione di creatività e design o ovviamente della tecnologia!


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Virtual14. PeekaBeat, la giusta playlist in un colpo d’occhio.

Non si tratta della prima applicazione da voi sviluppata, ma è di sicuro la più importante. Quindi, con Peekabeat, entrate di diritto nella selezione di agenzie italiane specializzate nello sviluppo di app mobile. Quali sono le vostre strategie per il futuro, in questo senso?

(Andrea Chiavegato)Abbiamo sempre creduto nel mobile ma allo stesso tempo siamo sempre stati prudenti. Oggi assistiamo ad una offerta decisamente sopra la domanda. Gli store sono pieni di app che non vengono scaricate e le aziende italiane, in questi anni, hanno decisamente subito la bulimia da ‘app a tutti i costi’. Già 5 anni fa sviluppavamo siti web full-responsive, a testimonianza della nostra lungimiranza nell’aver capito che non era necessaria un’app per ogni azienda. Crediamo che il mercato delle APP crescerà ulteriormente nel gaming, e nell’utilizzo di applicazioni che fanno uso di piattaforme di intelligenza artificiale, da qui Peekabeat. Il gaming è per noi in primis gamification ed engagement degli utenti verso i brand. La necessità di veicolare awareness e prodotti, attraverso forme di gamification, è in un certo senso quello che sta avvenendo nella pubblicità (web, tv, social), che fanno largo uso di storytelling. È quindi un modo di comunicare che unisce la persona al brand, da qui il nostro sforzo creativo per realizzare questo incredibile link tra idea, brand e gamer.”

Le aziende si stanno evolvendo e si trasformeranno sempre più in vere e proprie media company. Brand Journalism e Brand Entertainment saranno attività via via più importanti per puntare su un nuovo concetto di user experience, che punti ad aumentare i tempi e le necessità di contatto tra utenti, appunto, e marche. I dati che abbiamo fornito testimoniano come proprio l’intrattenimento rappresenti una delle categorie più diffuse tra le applicazioni prodotte e scaricate. Le app possono diventare uno strumento importante, in tale contesto? Questa nuova direzione di AQuest è dettata anche dal nuovo scenario che va delineandosi?

(Fabio Salzano) “In un contesto di questo tipo, considerata l’ormai larghissima diffusione di dispositivi quali smartphone e tablet tra la popolazione, l’applicazione mobile rappresenta uno strumento privilegiato e di sicura efficacia considerate le numerose potenzialità creative che fornisce per la costruzione di importanti strategie di engagement marketing e la realizzazione di tutta una serie di esperienze che pongano al centro della interazione tra brand e utente proprio quest’ultimo.”

(Andrea Chiavegato)Sì, le aziende hanno e avranno il compito di diventare media company. Alcuni grandi marchi lo hanno già compreso e hanno modificato i loro modelli di business per guidare questo cambiamento senza trovarsi impreparate. L’Italia è un contesto economico, formato da piccole e medie imprese. Qualcuno ritiene che questo possa essere un freno verso il cambiamento epocale che sta avvenendo. Da un certo punto di vista riteniamo che possa essere invece una grande opportunità, se gli imprenditori sceglieranno di avere al loro fianco aziende come AQuest, in grado di affiancarli (non sostituirli), nella creazione di contenuti ma soprattutto nell’anticipare i trend di un mercato in continua evoluzione.”

Ringraziamo il team di AQuest. E, ora, non ci resta che scaricare PeekaBeat!


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“L’associazione tra web marketing e giornalismo è sempre più d’attualità. Entrambi si basano sul contenuto e quest’ultimo diventa progressivamente più legato alle dinamiche del web. Con l’avvento dei Social Network sono cambiate le abitudini delle persone. Le fonti per reperire notizie, sempre più spesso, non sono più i canali tradizionali ma le piattaforme di aggregazione digitale, i blog o i gli stessi siti internet aziendali. Inoltre, ogni evento acquisisce eco alimentandosi dagli utenti stessi. Chi diffonde la notizia deve essere semplicemente bravo a canalizzarla nel modo giusto. La rete farà il resto.”


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